L'autismo è parte del mondo

  • AngsaAbruzzo

UN POSTO BELLISSIMO

un racconto di Cristina Santonastaso


Mi piace tantissimo andare a scuola con il pulmino, sono altissimo e dal mio posto vedo le teste dei miei compagni che sobbalzano ad ogni buca che prende Gino, insieme alle treccine di mia sorella accanto a me che mi strusciano le guance e mi fanno il solletico. E mi viene da ridere, sembrano dei pupazzetti. Non le trecce di mia sorella, i miei amici sballonzolati nei loro posti, dico. Mia madre dice sempre che io sono il suo pupazzetto e mi riempie di baci. Però una volta, quando ero più piccolo, si è messa a piangere quando me l’ha detto, non mi ricordo perché... Ah, sì, forse era quando quel dottore strano mi ha visitato e le ha detto una parola difficile, dopo che mi prendeva in braccio per tirarmi su e io mi riaccoccolavo sulla carta fredda del lettino. È un po’ ipotonico, signora.


⁃ Aaaaahh! - ho detto, ma volevo urlare “mammaaa”, perché lei odia essere chiamata signora. Ora però mamma lo so dire, perché sono cresciuto, ho quasi 4 anni.

Le lettere e le parole mi piacciono tanto, mi piace la musica che fanno quando stanno tutte insieme, a scuola le cantiamo sempre con la maestra Vanessa. Io suono le maracas e lei la chitarra e mi dice che sono bravissimo perché la aiuto a tenere il tempo. Io vorrei cantare con lei e con tutti i miei compagni, e ci provo, ma lo so che le mie parole sono un po’ diverse... pt, biiii, tatata e poi rrrrrrrr (quando voglio fare la tigre, mi esce benissimo), però loro non ci fanno caso e si mettono a ridere. La maestra dice che in futuro sarò un chiacchierone. La mamma anche, mi fa vedere sempre come si mettono le labbra e la lingua per parlare, ma poi ci rimane un po’ male quando non la imito. Un po’ si è lamentata anche con i maestri che non lo faccio. Ma io dentro di me ci provo, solo che dopo mi sento stanco e comincio a battere le mani. Lo faccio sempre, mi piace tanto, lo so fare sia forte che piano e anche fortissimo, certe volte talmente forte che lascio il ronzio nelle orecchie di chi mi sta vicino. Oppure sventolo le mani come fanno gli uccellini con le ali, e poi fanno ciiip ciiip. Io anche so farlo ciiiip. Chissà se anche le loro mamme gli dicono che poi in futuro parleranno. A me dicono sempre che in futuro saprò fare tante cose: parlare, giocare con gli altri, ascoltare le storie e fare domande, colorare bene e perfino disegnare. Un po’ lo faccio anche adesso, solo i punti e le linee, ma adoro i colori e una volta sono riuscito a dire alla mamma vedde, perché volevo il pennarello verde e ce l’aveva lei.

Lei ha esclamato bravissimooooooo, e ha sorriso fino al cielo, era contentissima, però non capisco perché quando è così contenta poi si mette a piangere. A scuola mi diverto tanto, mi piace correre intorno ai tavoli. Quando lo faccio troppo poi però la maestra mi blocca e mi fa fare qualcos’altro. A pranzo mangiamo tutti insieme a mensa, è il momento che preferisco perché finalmente i grandi si tolgono la mascherina e riesco a vedere se sono felici o tristi. A scuola non c’è quasi mai nessuno che si arrabbia. A parte la cuoca Guendalina che esce con il grembiule tutto sporco e con la cucchiarella di legno e ci dice che dobbiamo finire di mangiare tutto che sennò sono guai. Io finisco tutto, e a volte mangio anche un po’ di quello di Camilla che non riesce, per aiutarla. E tutti ridono quando lo faccio, e poi mi rimettono un altro piatto di pasta. Poi la mamma mi viene a prendere e il pomeriggio quando non lavora giochiamo insieme, anche se a volte non ho tanta voglia, perché devo fare delle cose un po’ noiose che mi fanno fare quando vado a terapia. Però le devo fare, me lo dice sempre la mamma, perché poi in futuro mi aiuterà ad essere autonomo. Però non lo so che significa questa parola. E nemmeno in futuro. Però secondo me, siccome quando lo provo a chiedere non mi capiscono, secondo me il futuro è un posto bellissimo, perché è dove saprò fare tutto quello che gli altri vogliono. E forse tutti mi vorranno bene e avrò tanti amici che vorranno giocare con me. Adesso non gioco mai con nessun bimbo, perché prendo i loro giochi tutti colorati che magari fanno anche qualche rumore superforte e sono talmente tanto felice che li giro veloce veloce tra le mie mani e poi li butto per terra e loro si arrabbiano e mi gridano contro Nooooooo Aleeeee. Mi dispiace, ma non lo faccio apposta. E poi la mamma deve sempre spiegare che è colpa di tue parole super difficili e che suonano pure un po’ male insieme, mi danno fastidio come quando papà sbaglia a tagliare la carne nel piatto e fa qual rumore acuto che mi fa male alle orecchie: stereotipie motorie. Ma anche queste in futuro spariranno. Ecco perché non vedo l’ora di andare nel futuro: perché dice mamma che avremo sconfitto insieme un nemico gigantesco e orrendo, che adesso stiamo combattendo, una specie di mostro che però non si vede, come quei fantasmi di Halloween che si appendono alle finestre e alle porte: lo spettro dell’autismo.

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